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Analisi toponimi capolouogo > Loa
DESCRIZIONE
Sembra che poco sopra, percorrendo un sentiero secondario si trovi un luogo denominato la “Büsa del Luf” (La buca del lupo).
Testimonianza orale della Maestra Maria Baccanelli (Classe 1925)
<Secondo quanto tramanda la tradizione orale, in località Loa esiste una radura denominata “La Büsa del Luf”. Sembra che fino ai primi decenni del Secolo scorso, siano stati presenti sul territorio numerosi lupi che, molto spesso, si avventuravano in paese in cerca di cibo, soprattutto nella stagione fredda.
Gli uomini del paese organizzavano battute per cacciarli ed allontanarli dagli abitati.
Si aveva molta paura soprattutto quando si doveva soggiornare nelle baite per i lavori stagionali.
Sembra anche che la tipologia delle finestre delle abitazioni rurali ( con aperture molto piccole ed inferriate protettive) sia dovuta proprio alla necessità di impedire ai lupi di entrare nelle abitazioni. >
Purtroppo non abbiamo trovato testimonianze che possano documentare la presenza di questo animale nel nostro territorio. Molto probabilmente il lupo si è estinto nel corso del XIX secolo, e non è rimasta traccia se non in alcuni toponimi ed in diverse leggende che ancora oggi circolano nella tradizione orale. Noi abbiamo trovato queste:
Il pentimento del lupo
Tanti e tanti anni fa, nei nostri boschi c’erano lupi ed orsi. I lupi, siccome erano sempre affamati, compivano spesso stragi nelle greggi dei poveri pastori. Un giorno un lupo, spinto dalla fame perché non mangiava da un po’ di tempo, scese in paese in cerca di cibo. Arrivato fuori dalla chiesa, vide dei bimbi e chiese loro:
< Dove state andando?>
Ed i bambini risposero:
< Stiamo andando dal Parroco a confessare i nostri peccati!>
In quel momento anche il lupo si sentì in colpa per le pecore mangiate e decise di fare come i bambini, cioè di confessarsi. Entrò in chiesa e, a fatica, si sistemò nel confessionale. Proprio mentre si stava confessando, passarono degli animali fuori dalla chiesa. Il lupo, immediatamente, drizzò le orecchie e sentì che erano pecore. Allora disse al parroco:
<Svèlt, svelt, ca me io da nà a mangià le pegure!> (tr: <Svelto, svelto, che devo andare a mangiare le pecore!>).
Ricevuta l’assoluzione uscì precipitosamente dalla chiesa e si divorò tutte le sventurate pecore.
(da Berzo ieri e oggi, giornalino stampato dalla Scuola Elementare di Berzo nell’Anno Scolastico 1992-93 – Vol. numero 9)
I fons dal Luf
Tanto tempo fa, nei dintorni della località PalàmPalè, sui monti di Berzo-Demo, c’era una cavità che tutti credevano fosse l’ingresso della tana di un animale buono. Infatti il viale che portava da questo sito fino alla località Anduaia era costellato di numerosi funghi bianchi che crescevano proprio sulle impronte lasciate dalle zampe di questo animale. Le persone del luogo li chiamano ancora oggi “i Fons dal Luf”, ma allora non si sapeva che queste impronte appartenessero al lupo. Un cacciatore volle un giorno seguire le tracce dell’animale e si mise a seguire la scia dei funghi bianchi. Quando i funghi e le impronte finirono si trovò di fronte ad un grosso lupo maschio. Questo lupo era davvero buono e non faceva male a nessuno, ma un tempo i lupi erano considerati da tutti estremamente pericolosi perché aggredivano le greggi e gli animali domestici. Le autorità comunali davano persino una ricompensa in denaro a chi uccideva un lupo. Così il cacciatore sparò due colpi ed ammazzò la bestia. Passarono molti mesi, ma sulla medesima strada si vedevano ancora le tracce di un animale su cui crescevano ancora gli stessi funghi bianchi. Allora gli abitanti della zona seguirono il tracciato dei funghi e si imbatterono in una grossa lupa che, sicuramente, doveva essere la femmina del lupo ucciso dal cacciatore. Poiché anche la lupa era buona, non fuggì alla vista delle persone e fu uccisa con facilità. Passarono diversi anni e sulla medesima strada, comparvero due tracce parallele di funghi bianchi, però più piccole delle precedenti, come più piccole erano le orme degli animali. Si trattava delle impronte dei due piccoli della coppia di lupi ammazzati. Gli uomini li catturarono e li portarono in paese e, questa volta, li mangiarono. Tuttavia, questi funghi bianchi crescevano ancora dappertutto nei boschi e gli abitanti si convinsero che ci fossero in giro tanti lupi. Quando l’animale si estinse, i funghi crebbero ancora e la gente continuò a chiamarli i “fons dal luf”, in ricordo di quella famigliola buona che aveva lasciato tutte quelle tracce di funghi bianchi ed era stata sterminata.
(ad. da GIACOMO GOLDANIGA, Storie, leggende e racconti della Valcamonica, Lineagrafica, Boario-Terme – 2005)
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DISEGNI
La nostra sezione, comunque, ha già lavorato su questo tema, realizzando un simpatico film dal titolo Lupus in fabula nell’anno scolastico 2006/07.
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