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Analisi toponimi capolouogo > Rampù
DESCRIZIONE
Non abbiamo trovato leggende riguardanti specificatamente la località Rampù, ma ci piace raccontarvi questa, legata alla vita nelle baite, dove si trascorreva gran parte della stagione estiva.
Il canto degli uccelli
Una sera d’estate di tanti anni fa, alcune ragazze si trovavano nelle baite di montagna. Era sabato sera e, approfittando del fatto che i loro genitori erano scesi in paese per assistere alla Santa Messa del giorno dopo, decisero di andare a ballare presso una baita che si trovava in una località poco distante, dove erano soliti ritrovarsi i giovani per trascorrere un po’ di tempo in compagnia. Spesso infatti alcuni giovanotti facevano venire dal paese un suonatore di fisarmonica per fare quattro salti e stare un po’ allegri. I ragazzi ballarono e cantarono per tutta la notte. Verso l’alba, tutti si avviarono per fare ritorno alla rispettive baite, e riprendere il duro lavoro della giornata. Anche le ragazze si avviarono lungo il sentiero che attraversava il bosco per ritornare alla loro cascina.
Erano le prime luci dell’alba ed alcuni uccellini avevano già intonato il loro canto:
<Tui, tui, tui…>, cinguettava uno.
Una delle ragazze, già assalita dal rimorso, interpretò il canto come se l’uccellino le avesse detto:
<T’ho ist, t’ho ist, t’ho ist…>.
Così si rivolse verso l’uccellino e gli disse:
< Embè, anche se ta m’è ist ?> e tirò dritto.
Poco più avanti, dalla cima di un abete, un gruppo di uccellini invece cinguettava così:
< Žuanì, Žuanì, Žuanì…>
La ragazza si rivolse verso l’albero e, siccome aveva un fidanzato di nome Giovanni, interpretò di nuovo il canto a modo suo, esclamando:
< No, stahera so mia nada a balà col Giuanì, ma col Burtulì!>
Erano ormai arrivate in vista della baita, quando si sentì un uccellino che insistentemente faceva:
< Fiò, fiò, fiò…>
La ragazza, pensando che questo canto volesse schernirla, si mise a correre per acciuffare il povero uccellino e, mentre correva, gridava:
< A mè, fiò, fiò, fiò, al me l’ha mai dit nüghü!>
Rincorrendolo s’illudeva di stringerlo tra le mani per tirarli il collo, ma….si sa…gli uccellini hanno le ali!
(tratto da Berzo ieri e oggi, op.cit, vol 10, pag.40-41)
E… a proposito di uccellini, abbiamo chiesto ai nostri anziani quali fossero gli animali che si vedevano più frequentemente sulle nostre montagne. Ecco cosa ci hanno risposto:
<C’era la volpe che si portava via le galline, la faina che le sgozzava, il tasso che si mangiava tutte le patate> (intervista condotta da Piapi Sara a Irene Parolari di Monte – classe 1933)
<Si aveva paura del Lòc (allocco) perché emetteva suoni paurosi, soprattutto di notte> (intervista condotta da Domenighini Chiara a Domenico Regazzoli, residente in località Saletto– classe 1937)
<I gèa pòra dala Cavrabesola (civetta) parchè la not la patàa vers e i pì i la fàa a ‘ndale braghe> (intervista condotta da Vittorio Ferrari a Santo Guani di Isola – classe 1934)
<Si aveva paura della Cavrabèsola, perché si diceva che quando si sentiva il canto di questo uccello, era di cattivo presagio e presto qualcuno sarebbe morto> (intervista condotta da Bottanelli Chiara a Bianchi Adelaide di Demo – classe 1921).




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